regia  Michele Mariniello

drammaturgia Adriana Bagnoli e Michele Mariniello        

con  Adriana Bagnoli

assistente alla regia Gianluca Rota

musiche  Andrea Motta

scene 

costumi Max&Teo

video a cura di  Matteo Bonanni

durata 60 minuti

 

Il presente è la capacità dell’uomo di sottrarsi al nulla

Leonardo Da Vinci

La Gioconda è assediata dai flash, dai telefoni e dalle folle, è una donna imprigionata in un quadro. Anzi, è l’arte stessa ad essere prigioniera di chi oggi non sa più guardare. Ma chi c’è dietro il quadro più famoso del mondo? Cosa è accaduto all’artista mentre ritraeva questa donna?

Lo spettacolo è un monologo a due voci, di una Monna Lisa immaginata al momento del ritratto, davanti a Leonardo: i due si studiano, si avvicinano, si raccontano, vivono di fronte a noi l’istante irripetibile di essere occhi negli occhi. Con ironia e forza Monna Lisa racconta di sé e della sua storia avventurosa di icona indiscussa, e di Leonardo, genio incostante e dilettante.

Attraverso l’incontro dei due personaggi scopriamo una delle figure centrali dell’arte e del pensiero moderno, senza i fronzoli delle leggende, ma dritti al cuore del problema umano di Leonardo. Il sogno e l’opera d’arte, la natura e la tecnica, la perfezione e lo schizzo, la curiosità l’innovazione e la forma pura: questa dialettica nasce e si sviluppa nell’animo dell’artista e nelle sue opere, dove l’incompiuto e il non risolto rimangono forse l’elemento più affascinante.

“Come sta la luna?” si chiede Leonardo. E il suo desiderio lo guida ad una risposta che vuole abbracciare tutto, dall’astronomia e le leggi della fisica, alle regole della prospettiva in pittura, fino all’armonia della musica. Noi seguiamo i suoi passi grazie al sorriso di una delle sue opere più famose, che si scrolla di dosso le interpretazioni e si prende in giro, con la passione alla vita che aveva Leonardo, come in un ultimo tentativo di lasciare traccia viva in un mondo che chiude e ingabbia.

Non si può avere nulla.

Nemmeno la nostra arte.

Bisogna stare attenti anche quando delle cose

si vorrebbe solo disegnare il contorno

si rischia sempre di volerne essere il padrone.

Bisogna provare a tornare liberi.

Ma come è difficile, bambina.

© 2017 by Matteo Bonanni.

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